Condotta Orvieto

Elvio Dal Bosco, socio storico, ricorda “…La Condotta Slow food di Orvieto nacque nell’autunno del 1992 con la finalità propria di Slow food nazionale di diffondere il messaggio volto a sostenere la ristorazione legata alla tradizione del territorio, in cui si poneva l’accento l’aspetto conviviale, evanescente nella cultura Fast food. Per appoggiare questa iniziativa fu pubblicato nel 1990 Osterie d’Italia – Sussidiario del mangiarbere all’italiana, di cui è uscita in questi giorni la XXIII edizione.

La creazione  della Condotta ebbe subito successo: vi partecipò anche Gianfranco Vissani, che preparò tre cene in cui offriva piatti derivati dalla cucina tradizionale del “Padrino” e da quella creativa del “Vissani”. Alla storia di quel periodo è anche connessa la nascita di altri  ristoranti, che  rappresentano da anni la qualità raggiunta dalla  ristorazione orvietana. Il buon lavoro della Condotta fu premiato nell’ottobre del 1997 con la convocazione nella nostra città del II Congresso mondiale di Slow food. L’anno dopo è la volta della manifestazione “A spasso con gusto” che invita i commensali a gustare le specialità alimentari locali in luoghi suggestivi della città”.

Nel 1999 la Condotta cambia la composizione del suo organo dirigente “La piccola tavola”con un nuovo fiduciario. Nello stesso anno nasce, alla presenza di Carlo Petrini, Presidente di Slow Food, presso il Teatro Mancinelli di Orvieto,  la rete di  “Città slow”, che conta tra i soci fondatori il Comune di Bra, Greve in Chianti, Postano e la stessa Orvieto,  che vanta una serie di iniziative a livello conviviale, invitando le consorelle di altre parti d’Italia e  del mondo a presentare la loro cucina ad Orvieto.

Nel 2004 con il primo incontro di “Terra madre” a Torino all’attività tradizionale del movimento Slow food si affianca e diventa sempre più importante una politica denominata con lo slogan del “buono, pulito e giusto”,  che  punta sempre più su un’agricoltura che abbia come obiettivo fondamentale l’alimentazione  e non il mercato dominato da grandi imprese transnazionali. A livello locale quest’obiettivo è fatto proprio anche dalla “Piccola tavola” in carica dal dicembre del 2006 al febbraio 2010 e dalla quella successiva in carica in questo periodo.

La Condotta di Orvieto, attualmente, è impegnata nell’attuazione dei progetti educativi e culturali di Slow Food: nell’arco del 2012 saranno attivati tre orti in condotta nelle aree scolastiche della città e sono iniziate le procedure per il riconoscimento di due presidi: la “lumachella dell’orvietano” e i “fagioli secondi del Piano”. Per questo prodotto in particolare è in corso una collaborazione  con il Dipartimento di Biologia Applicata dell’Università degli Studi di Perugia in particolare con la Sezione di Genetica Agraria e Biotecnologie Genetiche che è da anni impegnata nella collezione e caratterizzazione delle varietà locali e possiede una Banca del Germoplasma in cui viene conservato il seme di circa 5.000 accessioni di specie di interesse agrario. La collaborazione è finalizzata  ad un approfondimento delle conoscenze scientifiche   e ad una conseguente valorizzazione della piccola produzione locale  ancora esistente, ed alla valorizzazione dei piccoli produttori che, in un momento di grande difficoltà, ancora resistono  sul nostro territorio e tengono viva una produzione di alta qualità.  Oltre a questo ha  avviato un  lavoro in rete con altri soggetti che operano nel sociale, dentro un ragionamento di condivisione dei valori di Slow Food, per attivare un orto sociale con ragazzi disabili. L’orto sarà un punto di incontro di esperienze e  generazioni diverse, consentirà di proporre sul nostro mercato una produzione a chilometro zero, nel rispetto del “buono, pulito e giusto” e sopratutto  nel rispetto della difesa del paesaggio agricolo che ha caratterizzato Orvieto e le sue pendici  in tutti i secoli scorsi e che ora si sta in parte perdendo.  Con l’autunno è ripreso il progetto “Il territorio il vino le vigna” volto a far conoscere in modo più approfondito il territorio, o meglio la terra, ed il lavoro dell’uomo senza i quali non sarebbe possibile  avere  i vini di qualità che Orvieto vanta da secoli.

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